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16 novembre 2018

La rete dei terroristi è passata dall’Italia


La rete dei terroristi è passata dall’Italia

Nei giorni in cui Salah si è imbarcato da Bari per la Grecia, il kamikaze della metropolitana ha fatto scalo in Veneto verso Atene.

Aveva documenti contraffatti di un ex giocatore dell’Inter.

El Bakraoui e Salah, due dei membri della cellula che ha pianificato e realizzato gli attentati di Parigi e Bruxelles.

E poi Ouali, l’algerino che avrebbe fornito i documenti falsi allo stesso Salah e ad altri due terroristi. Diverse tracce dei terroristi che hanno colpito il cuore dell’Europa portano in Italia e, sebbene gli accertamenti finora svolti da intelligence e antiterrorismo non hanno consentito di individuare la presenza nel nostro paese di una filiera stabile o di soggetti che possano aver offerto appoggio ai terroristi, si stanno nuovamente verificando tutte le informazioni, incrociando i dati, ricostruendo i contatti e l’eventuale rete logistica.

Partendo dai nomi emersi dalle indagini di Parigi e Bruxelles ma allargando le verifiche anche a tutta una serie di soggetti, alcune decine, da tempo sotto osservazione perché ritenuti a rischio.

Un lavoro lungo che passa attraverso una nuova analisi di chat, profili social e tabulati telefonici, dei contratti di affitto di auto e appartamenti, dei pagamenti effettuati con carte di credito e bancomat.

Proprio la vicenda di El Brakraoui ne è un esempio lampante: il terrorista che si è fatto saltare nella metro di Maelbeek, alle 8.25 del 23 luglio scorso è atterrato all’aeroporto di Treviso con un volo Ryanair proveniente da Bruxelles. Il biglietto era stato acquistato con carta di credito da un altro uomo, Abderahman Benamor.

Al momento del check-in El Bakraoui si è registrato con un documento d’identità belga.

Il giorno dopo Khalid viene registrato su un volo Volotea in partenza dall’aeroporto di Venezia alle 6 con destinazione Atene e nelle 22 ore che resta in Italia pernotta presso l’hotel Courtyard by Marriott Venice Airport di Venezia.

El Bakraoui ha usato l’identità dell’ex calciatore dell’Inter Ibrahim Maaroufi per affittare un appartamento divenuto un covo del commando delle stragi di Parigi.

La filiera dei documenti falsi è anche la pista che ha portato in carcere Djamal Eddine Ouali, l’algerino che secondo i belgi faceva parte di una rete che avrebbe fornito documenti a Salah, Laachroui (kamikaze di Zaventen) e a Mohammed Belkaid, l’uomo rimasto ucciso nel blitz che ha portato alla cattura di Salah.

L’uomo si dice innocente ma le indagini sono in corso soprattutto per accertare cosa abbia fatto nei tre mesi passati in Italia.

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® Scritto da: F. LUSSU ®

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