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16 novembre 2018

Lingua Sarda: Istruzioni per l’uso (Parte Prima)


Lingua Sarda: Per chi ha imparato la lingua sarda in strada (forse la maggior parte dei sardi!) immagino che sia difficoltoso leggere degli articoli, anche semplici, scritti in quella lingua.

Lingua Sarda: Istruzioni per l’uso (Parte Seconda)

Lingua Sarda: Istruzioni per l’uso (Parte Prima)

Lingua Sarda

Per iniziare sfatiamo i luoghi comuni che dipingono quella sarda come una lingua “senza grammatica”. In quanto lingua, anche quella sarda, ha delle regole ben precise, regole che vengono utilizzate da coloro che in quella lingua scrivono e che grazie a quelle regole costruiscono dei periodi ed esprimono dei concetti. Insomma comunicano.

La comprensione di un messaggio, quando un codice è poco chiaro, non è immediata, diviene faticosa e spesso quanto detto fra le righe non va oltre. Se per esempio volessimo leggere, anche solamente un necrologio in lingua inglese, e di quella lingua conoscessimo solo le poche parole imparate in un corso univeritario di base, è probabile che la sola cosa che arriveremo a comprendere sarebbe che il personaggio del necrologio è morto.

Questo era solo un esempio, per la lingua sarda non è esattamente così. Perché? Non solo perché tutto il territorio è impregnato di questa lingua, indipendentemente dal fatto che noi la utilizziamo o meno, ma anche perché come l’italiano è una lingua neolatina. Ovvero il latino è base comune a entrambe e questo ne facilita la comprensione, visto che ogni sardo è alfabetizzato (volente o nolente) in lingua italiana.

Per chi il sardo lo ha solo sentito e lo capisce, anche se non lo parla (quindi è un bilingue passivo, cioè manca dell’abilità di produrre in quella lingua), è comunque difficile, in principio, associare a una parola un vocabolo scritto (un po’ come leggere ice in inglese e non ais), tenderà in maniera naturale a leggerlo con le regole della lingua che utilizza più spesso, quindi dell’italiano. Questo naturalmente non ci aiuta molto, in quanto come abbiamo detto in preambolo, ogni lingua ha le sue regole.

Insomma la brutta notizia è questa: essendo il sardo una lingua bisogna studiarla per poterla utilizzare, eh sì, proprio come per l’italiano, l’inglese, il tedesco o il cinese. Quella buona qual è? Che le difficoltà per studiarla sono minime, non come se all’improvviso oggi decideste di imparare il persiano.

Fondamento di una lingua, lo sappiamo, è il suo alfabeto e i suoni che vi corrispondono. Per il sardo è facile visto che è molto simile all’italiano (e al francese, allo spagnolo, etc. etc. etc.).

Allora ajò.

L’alfabeto della lingua sarda è, sostanzialmente, uguale a quello latino:

  1. A (A)
  2. B (Bi)
  3. C (Ci)
  4. D (Di)
  5. E (E)
  6. F (Efa)
  7. G (Gi)
  8. H (Aca)
  9. I (I)
  10. J (Jota)
  11. L (Ella)
  12. M (Emma)
  13. N (Enna)
  14. O (O)
  15. P (Pi)
  16. R (Erra)
  17. S (Essa)
  18. T (Ti)
  19. TZ (Zeta sùrda / Zeta sorda)
  20. U (U)
  21. V (Vu)
  22. X (Ìchisi o scèscia)
  23. Y (Ìpsilon)
  24. Z (Zeta sonòra)

 

La pronuncia si presenta a grandi linee analoga a quella italiana; il suono J (come in maju, messaju, etc.) è il medesimo di “iena”, “massaio” etc; per il suono della X è facile, basta ricordare il fiume sardo Cixerri o il cognome Maxia, e se davvero questo non aiuta pensate alla parola francese jardin, il suono, infatti, è lo stesso. Per quanto riguarda la Tz (o zeta sorda), il cognome Pitzianti, ma se non vi aiuta pensate allapizza, si scrive in maniera diversa ma il suono è quello, la zeta sonora è usata soprattutto nelle parlate del nord,  ma il suono, per intenderci, è quello di casizolu e ziru.

Per il resto non dovete fare nient’altro perché siamo certi che, come per ogni sardo che si rispetti, anche se non parlate correntemente la lingua sarda, ne possedete l’acento, che quello i vostri genitori non sono riusciti a eliminarlo (per fortuna!).

Altro elemento fondamentale è fare stretta amicizia con la vocale paragogica o epitetica, ovvero nella lingua sarda parlata non è tollerato lasciare isolata  la consonante finale di un vocabolo, sia in pausa sia a chiusura frase, ci si appoggia dunque a una vocale che in generale è la ripetizione di quella che la precede, quindi si scrive tui ses ma si legge tui sese (in campidano questa e diviene sempre iperché? Forse in una parte successiva ve lo sveliamo, per ora non è grave se vi leggete una e); si scrive andaus ma si leggeandausu; ligeus=ligeusu, e via dicendo.

Questo elemento è distintivo nella lingua sarda, che come lo spagnolo e il francese ha conservato le consonanti libere mentre l’italiano le ha perse, bisogna dunque prestarvi attenzione se decidiamo di scrivere una frase in sardo, facendo altrimenti sarebbe come scrivere pultroppo o propio in italiano!

Per iniziare non è male no?

Si ligeus(u) prus(u) a innantis(i)!

Lingua Sarda: Istruzioni per l’uso (Parte Seconda)

® Scritto da: Giovanna Dessì ®

© Articolo protetto da copyright ©

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4 Risposte “Lingua Sarda: Istruzioni per l’uso (Parte Prima)”

  1. Migali
    18 aprile 2016 a 20:27

    Interessante articolo. Non mi torna però la pronuncia della J: premettendo il fatto che non sono né un linguista, né un esperto della norma di scrittura della lingua, voglio far presente che nel sardo logudorese, questa lettera ha la medesima pronuncia che ha la X nel sardo meridionale. Non diciamo “maiu” ma “masgiu” (per rendere l’idea); così come non diciamo “cheia”, ma “cheja” per indicare la chiesa.

    • Giovanna DESSI
      25 aprile 2016 a 21:16

      Salve Migali,
      prendendo come esempio la parola “jana”, quella delle domus per intenderci, sarai d’accordo con me è diffusa sia con il suono “giana” sia con quello “iana”, come norma la J ha il suono della I, poi chiaramente nelle centinaia di parlate sarde questo suono può variare. Per esempio nel Mandrolisai non dicono “fillu” e neppure “fizu” o “figiu” ma “fixu o fiju” e lo stesso vale per la parola che hai portato come esempio: “maju” là viene pronunciata come “maxu” e oxu (olio) axu (aglio) etc. etc..
      Giovanna

  2. Boicu
    9 luglio 2016 a 17:41

    Molto interessante, grazie per questo importante spazio dedicato alla lingua sarda.
    Vorrei porre una domanda. Leggendo l’alfabeto noto che manca la lettera “K”. Questo perchè non esiste in lingua sarda? oppure si tratta di dimenticanza?
    Grazie

    • Giovanna DESSI
      4 settembre 2016 a 22:26

      Salude Boicu,
      in verità l’alfabeto sardo non possiede la lettera K, il suono di questa lettera è ben rappresentato dalla C. Ogni tanto qualcuno la utilizza per mostrare graficamente il suono della C di alcune parlate di Sardegna, (Koro, Kane, etc.), questo simbolo però non è contemplato dagli antichi documenti scritti in lingua sarda già nel medioevo.
      Dovere meu

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