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16 novembre 2018

Dispositivo laser per sfuggire agli alieni


Dispositivo laser | La proposta di due astronomi americani. Altro che incontri ravvicinati del terzo tipo e invasioni aliene alla Orson Welles. Basterebbe sparare un mega raggio laser nel cielo per proteggere la Terra dagli sguardi indiscreti di civiltà aliene interessate a colonizzare nuovi mondi.

Dispositivo Laser: Columbia University

Dispositivo laser

A lanciare questa proposta è una coppia di astronomi della Columbia University di New York, con uno studio che potrebbe quasi essere scambiato per un pesce d’aprile se non fosse pubblicato con tanto di calcoli e simulazioni sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

I due astronomi David Kipping e Alex Teachey propongono un vero e proprio “mantello dell’invisibilità” laser che ci eviterebbe di fare la fine dei nativi americani dopo lo sbarco dei conquistadores europei.

L’idea è quella di giocare a nascondino con gli alieni, cercando di camuffare la Terra per evitare che venga scoperta quando passa davanti al Sole riducendone momentaneamente la luminosità (lo stesso principio usato dal telescopio spaziale Kepler della Nasa per identificare altri pianeti abitabili). Ebbene, Kipping e Teachey sostengono che basterebbe accendere un mega laser per 10 ore all’anno per compensare questo calo di luminosità e passare inosservati durante il transito davanti al Sole. Un altro laser decisamente più economico potrebbe invece mascherare la presenza dell’ossigeno in atmosfera, nascondendo agli alieni la presenza di vita sulla Terra.

I due astronomi statunitensi ricordano che il laser potrebbe essere usato anche per renderci visibili agli extraterrestri e comunicare con loro. ”C’è un grande dibattito sull’opportunità di segnalare o nascondere la nostra presenza agli occhi di altre eventuali civiltà avanzate che potrebbero vivere nella galassia. Il nostro lavoro – commenta l’astronomo David Kipping – offre all’umanità una scelta”.

I due ricercatori della Columbia sottolineano come la loro ricerca ci offra né più né meno che uno strumento. Sta poi a noi decidere se e come usarlo.

Volendo portare a un livello superiore il gioco di specchi ricorsivo dell’io so che tu sai che io so, occorre poi considerare la possibilità che anche gli alieni abbiano avuto la stessa pensata.

Sarà per questo che non li troviamo? Se così fosse, il suggerimento che i due autori rivolgono al progetto SETI è d’iniziare a cercare, oltre a eventuali segnali radio alieni, anche tracce di “transiti artificiali”.

® Scritto da: F. LUSSU ®

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