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16 novembre 2018

Zona d’ombra, il lato oscuro del football


Zona d’ombra: la Sony Pictures ha diffuso in rete il primo trailer italiano di Zona D’Ombra (Concussion), dramma sportivo scritto e diretto da Peter Landesman (Parkland) con protagonista Will Smith. Il film, basato in parte sull’articolo “Game Brain” scritto da Jeanne Marie Laskas nel 2009 per GQ, esplora il lato nascosto dei rischi che corrono i giocatori di football concentrandosi in particolare sui traumi cerebrali.

Will Smith veste i panni del Dr. Bennet Omalu, un neuropatologo realmente esistito che ha contribuito attivamente a mettere in luce questi problemi legati al football.

Zona d’ombra: la storia di Bennet Omalu

Zona d'ombra

Il film racconta la storia di Bennet Omalu, il neuropatologo che cercò in ogni modo di portare all’attenzione pubblica una sua importante scoperta: una malattia degenerativa del cervello che colpiva i giocatori di football vittime di ripetuti colpi subiti alla testa.

Durante la sua ostinata ricerca, il medico tentò di smantellare lo status quo dell’ambiente sportivo che, per interessi politici ed economici, metteva consapevolmente a repentaglio la salute degli atleti.

I giocatori di football rischiano quattro volte di più di morire di Alzheimer e Sla. 34 atleti su 35 a rischio encefalopatia traumatica cronica. Si tratta di una malattia neurodegenerativa che provoca sintomi quali demenza precoce, perdita di memoria, episodi di aggressività incontrollata e depressione. Ne sono affetti molti giocatori della Nfl, che passano molto tempo della loro vita a subire traumi alla testa durante azioni di gioco.

Quando ci sono di mezzo sport, soldi e salute è difficile cambiare le cose. Lo sapeva bene Bennet Omalu, il neuropatologo americano di colore che cercò con tutte le sue forze di rendere pubblica una sua importante quanto scomoda scoperta: il fatto che una malattia degenerativa del cervello colpiva i giocatori di football vittime di ripetuti colpi subiti alla testa.

Questo il tema del film Zona d’ombra (Concussion) di Peter Landesman (Parkland), già apertura al Bif&st di Bari e ora in sala dal 21 aprile distribuito da Warner Bros.

Una storia, quella raccontata da Landesman, di ostinata ricerca della giustizia durata anni nella quale il medico (Will Smith) tenta di smantellare le interessate resistenze dell’ambiente sportivo che, per motivi politici ed economici, preferiva consapevolmente non vedere mettendo a repentaglio la salute degli atleti.

Il film, basato in parte sull’articolo ‘Game Brain’ scritto da Jeanne Marie Laskas nel 2009 per GQ e poi divenuto un libro dallo stesso titolo, “Zona d’ombra” (Edizioni Piemme), esplora il lato nascosto dei rischi che corrono i giocatori di football concentrandosi in particolare sui traumi cerebrali.

Tutto inizia quando sul freddo marmo dell’autopsia approda Mike Iron Webster (David Morse), uno dei più grandi giocatori di football americani, una vera e propria leggenda da Hall of Fame.

L’uomo morto a soli 50 anni è sezionato dal giovane patologo forense Bennet Omalu. Un tipo pignolo che non si dà pace per capire cosa mai possa essere successo a questo campione per averlo portato in breve tempo prima alla demenza, e poi alla morte. La malattia di Webster non è pero’ frutto del caso, ma causata dai ripetuti colpi alla testa presi in gioco, equivalenti a 25.000 trauma cranici.

La malattia ha anche un nome, si chiama Encefalopatia traumatica cronica e presto altri giocatori ne presentano i sintomi. Ma per la NFL, la National Football League, una delle corporazioni più potenti e ricche d’America, Omalu è solo un mitomane, uno che dice il falso.

Frase cult del film quella che i colleghi dicevano a Bennet Omalu: “Smettila di frequentare i cadaveri”.

Zona d'ombra

® Scritto da: F. LUSSU ®

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